L’uomo di Kiev di Bernard Malamud

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Quaderni slavi

luomo-di-kiev-210719Nella Russia zarista del 1913, un ebreo viene condannato per l’omicidio rituale di un bambino cristiano. Molto più indietro negli anni e a verste di distanza, Geoffrey Chaucer nell’epigrafe parla di “un piccolo Ugo di Lincoln, trucidato anche tu dagli ebrei maledetti”. Bernand Malamud è ebreo per nascita, ma distante dai rituali della religione a cui appartiene, e estraneo alla geografia fisica e sentimentale degli shtetl europei. Eppure, come fa notare Alessandro Piperno nella sua prefazione, la sua città nativa è una Brooklyn “iper-ebraica”, una realtà di sofferenza che vanifica ogni possibilità di riscatto, e che pregiudica tutte le figure dei suoi romanzi. Come scrive ancora una volta Piperno: “Gli eroi di Malamud sono l’incarnazione stessa dei loser. Nessuna fitzgeraldiana corsa all’oro. Solo grandi cadute nel fango”.

Yakov Bok, “l’uomo di Kiev”, è fatto dello stesso stampo: la sua storia di fixer, aggiustatutto incapace di…

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Une réflexion au sujet de « L’uomo di Kiev di Bernard Malamud »

    Chiara Condò a dit:
    23 novembre 2014 à 2:22

    Thanks for reblogging.

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